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Antico cimitero degli inglesi di Livorno, beni culturali, Cemetery, Comune di Livorno, Leghorn, Livorno, old english cemetery, Old English Cemetery Livorno, Patrimonio, Sculpture, tobias smollett

25 sabato Mag 2024
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Antico cimitero degli inglesi di Livorno, beni culturali, Cemetery, Comune di Livorno, Leghorn, Livorno, old english cemetery, Old English Cemetery Livorno, Patrimonio, Sculpture, tobias smollett

27 venerdì Mag 2016
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associazione culturale, beni culturali, Comune di Livorno, Leghorn, Livorno, Restoration, Sculpture
Questa associazione prende atto che l’Amministrazione Comunale, annunciando la volontà di restaurare il monumento del Villano, desidera coinvolgere la cittadinanza in un percorso partecipativo per valutare l’eventuale trasferimento della statua in altra ubicazione, considerando, tra le possibili alternative all’odierna collocazione, piazza del Municipio e piazza Cavallotti.
Se da un lato non possiamo far altro che accogliere con favore il proposito di recuperare il monumento, dall’altro riteniamo doveroso esprimere le nostre perplessità sia sulla sua eventuale ricollocazione, sia sull’opportunità di coinvolgere la cittadinanza tramite un “quesito on line”.
Come noto, secondo la tradizione, l’originaria statua del Villano fu eretta dai fiorentini sopra una pubblica fonte per rendere omaggio al valore e alla fedeltà dimostrata dai difensori livornesi nel 1496, in occasione dell’assedio delle truppe di Massimiliano I d’Asburgo.
Sono tuttavia doverose alcune considerazioni. In primo luogo, il ruolo dei livornesi nel successo militare dei fiorentini è stato notevolmente enfatizzato dalla letteratura risorgimentale in chiave patriottica e antiaustriaca, in una sorta di parallelo tra i fatti del 1496 e l’invasione austriaca del 1849. In realtà, la Livorno del 1496 non era altro che un modesto nucleo fortificato collocato ai margini della storia, margini ai quali resterà almeno fino all’ultimo scorcio del Cinquecento, quando il granduca Ferdinando I darà un fondamentale impulso per la realizzazione di quella che alcuni ritengono la principale città italiana progettata e costruita a cavallo dei secoli XVI e XVII.
All’origine del successo di Ferdinando I risiede essenzialmente la capacità di attrarre e insediare una popolazione attiva, dedita soprattutto alla mercanzia; grazie ai traffici mercantili e al grande volano economico rappresentato dalla costruzione del nuovo insediamento, Livorno divenne l’esempio più rilevante, in Italia, di crescita demografica di una città non capitale.
In questo contesto, fondamentale fu l’emanazione di una serie di inviti destinati a richiamare a Livorno mercanti di “qualsivoglia nazione”; questi privilegi, divenuti noti col nome di “Livornine”, costituiscono un documento di notevole importanza per la storia della città e, più in generale, per quella della “tolleranza” religiosa in Europa. Le “Livornine” garantirono per secoli l’insediamento di numerose comunità nazionali, dando impulso a una città cosmopolita, in grado di stabilire importanti reti mercantili locali e internazionali: Livorno divenne così tra i principali porti del bacino del Mediterraneo, avamposto di compagnie di navigazione e sede di numerosi consolati, mentre il suo nome fu tradotto in diverse lingue, secondo una prerogativa riservata solo alle grandi metropoli e alle capitali di stato.
Nel corso del Novecento, con il tramonto della Livorno delle Nazioni, la memoria e la consapevolezza di ciò che la città ha rappresentato per almeno tre secoli si sono lentamente sgretolate, non riuscendo ad arginare l’insorgere di una profonda crisi identitaria e, in generale, di una perdita di credibilità della città. Complice una linea culturale molto spesso accondiscendente, da allora in molti hanno guardato con compiacimento all’immagine stereotipata di una città ribelle e popolata da ex galeotti, mentre le “Livornine”, innegabile motore generatore dello sviluppo sociale, economico e culturale della città dalla fine del Cinquecento alla seconda metà dell’Ottocento, sono state relegate esclusivamente a materia di studio per gli storici: non un monumento, non un evento in grado di estendersi oltre l’ambito di pochi convegni; ad oggi, non esiste neanche una copia delle “Livornine” in mostra negli spazi espositivi della città.
Lo sberleffo, l’ironia dissacrante e l’indole ribelle: sembrano questi i soli atteggiamenti in grado di condizionare diversi ambiti della vita cittadina, compreso ogni tentativo di rapportare Livorno alla propria storia. Ercole Labrone, l’assedio del 1496 e, per certi versi, la drammatica occupazione austriaca del 1849 sono stati elevati ai soli e indiscussi simboli nei quali ricercare le radici dell’identità livornese; una visione limitata, non esaustiva, che trascura completamente la principale peculiarità della storia cittadina: il cosmopolitismo.
Per questi motivi riteniamo che il trasferimento del monumento del Villano nella piazza civica o in quella del mercato non costituisca un vero e proprio passo teso alla riscoperta della storia di Livorno e della sua identità, ma vada invece ad alimentare la percezione di un senso di appartenenza tutto sbilanciato verso l’indole più irriverente e ribelle della città. Con queste premesse, anche l’avvio di un percorso partecipativo, che consenta ai livornesi di esprimersi sull’eventuale trasferimento della statua, a nostro giudizio si pone a corollario di un’operazione culturalmente sbagliata; un percorso basato sul discutibile presupposto che la cittadinanza, dopo decenni in cui sono stati alimentati i consueti luoghi comuni, sia oggi in possesso di validi strumenti per riconoscere e sentire vicini gli elementi essenziali e più importanti della propria storia.
Se le attenzioni di questa Amministrazione vogliono concentrarsi sulla riscoperta di una sana identità cittadina, allora il punto di partenza non possono essere altro che le “Livornine”, a cominciare dai beni culturali che ne sono derivati e che, malgrado le mutilazioni subite e compiute nel corso del Novecento, caratterizzano ancora il panorama cittadino, distinguendo nettamente Livorno da qualsiasi altra città della Toscana. In proposito, ci sono numerose testimonianze che necessitano drammaticamente di attenzione, sia a livello materiale, sia a livello di conoscenza pubblica: ci riferiamo soprattutto a chiese, cimiteri monumentali, palazzi, ville, opere di pubblica utilità e di beneficenza, che attendono da tempo un’adeguata azione di riscoperta, valorizzazione e promozione.
Confidiamo pertanto che questa Amministrazione possa arginare la deriva della città ed essere artefice di una vera e propria rivoluzione culturale in grado di riaffermare finalmente le specificità che hanno determinato lo sviluppo e il successo di Livorno nei secoli passati.
17 venerdì Mag 2013
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Francis Horner, Joseph Banks, Leonard Horner, Livorno, London, Old English Cemetery Livorno, Pisa, Sculpture, Sir Francis Chantrey, Walter Scott
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Nel 2012, durante i lavori di pulizia e manutenzione che l’associazione effettuava all’antico cimitero degli inglesi di Livorno volontariamente fin …
15 mercoledì Mag 2013
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Arciconfraternita della Misericordia di Livorno, beni culturali, Charles Dickens, James Fenimore Cooper, Leghorn, Livorno, Old English Cemetery Livorno, Pisa, Restoration, Sculpture, tobias smollett, World War II
Livorno, May 17th, 2013, 11am
Sala degli Specchi – Museo Civico “G. Fattori” – Villa Mimbelli
Via San Jacopo in Acquaviva – Livorno
The Livorno delle Nazioni cultural association, directed by Matteo Giunti, will be presenting an important artistic work by an illustrious British artist of the early 19th century, discovered recently in Livorno’s Old English Cemetery. The sculpture, which originally decorated the monumental grave of an important British politician, was long believed to be lost. It was found and identified by the members of the association. In collaboration with the Comune di Livorno and the Soprintendenza BAPSAE of Pisa, the sculpture was transferred to the Museo Civico Fattori of Livorno, where it awaits restoration. It will be on show during the conference.
The conference will be attended by: Dr. Mario Tredici, Assessore alla Culture, Comune di Livorno; Dr.ssa Loredana Brancaccio, Soprintendenza BAPSAE – Pisa; Venerabile Arciconfraternita della Misericordia di Livorno.
Some brief background notes
As well as being the oldest cemetery of its kind in Italy, dating from the mid-17th century, this Protestant burial ground in the centre of the city is a treasure trove of historical, cultural and artistic gems. Although relatively unknown today, it is highly representative of Livorno’s four centuries of history. More than 500 people of several different nationalities were buried in the cemetery during its 200 years of activity (c.1645-1839), many of them members of the British Factory that aided and protected the community of British merchants who lived here in the 17th-19th centuries. Other burials include sailors, politicians, writers, poets, members of the nobility, travellers, and many more. While Livorno, or Leghorn, was still one of the most important ports in the Mediterranean, this little piece of non-catholic Europe on Italian soil also attracted high-calibre visitors such as Charles Dickens and James Fenimore Cooper, keen to pay their respects to their fellow countrymen buried there, such as the Scottish writer and historian Tobias Smollett. Damaged during World War II, and the object of theft and vandalism over the years, the cemetery today requires considerable funding to restore and maintain it for future visitors.
10 lunedì Set 2012
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The Uniate-Greek Church of Livorno (in Via della Madonna), property of the Arch-confraternity of the Purification, is returning to its former glory. The near-finished restoration has replaced the original allegoric statues of the Innocence and Mansuetude, removed 60 years ago, with fiberglass copies. The originals were sequestered when the church, heavily damaged by the Allied bombing of Livorno, was partially rebuilt and given to the confraternity. The statues were then placed inside the Purification cemetery, owned by the same brotherhood; we hope they will be properly preserved and and duly respected as works of art in their own right.
Torna a splendere la chiesa dei Greci Uniti di Livorno, oggi proprietà dell’Arciconfraternita della Purificazione. Le operazioni di restauro, ormai prossime alla conclusione, hanno consentito di collocare in facciata le copie in vetroresina delle statue allegoriche dell’Innocenza e della Mansuetudine, i cui originali furono rimossi circa sessant’anni fa, quando l’antico edificio, gravemente danneggiato dagli eventi bellici, fu in gran parte ricostruito e affidato alla Purificazione.
Attualmente le sculture originali sono conservate presso il cimitero della stessa Arciconfraternita; è naturalmente auspicabile una loro adeguata conservazione e valorizzazione.